WORKSHOP IN ALTOMOLISE CON GIUSEPPE NUCCI - DALL’11 AL 19 GENNAIO 2020

DAI FUOCHI DI SANT’ANTONIO ABATE AI RITI DEL MAIALE, UN VIAGGIO IN UN MONDO DOMINATO DAL RIGORE DELL’INVERNO ALL’INSEGNA DELL’AUTENTICITA’ E DELL’ACCOGLIENZA.

1_1_DentroTerra-29 copia2.jpg

Giunto ormai alla terza edizione ed ogni volta diverso ed ampliato nelle modalità di svolgimento, ecco a voi l’unico workshop che sfida i rigori dell’inverno nell’appennino italiano e riscalda l’animo umano davanti al fuoco, scintilla del racconto. Se sognate un viaggio nei lontani e freddi inverni polari e lo spostamento, la lingua e la solitudine un pochino vi spaventano allora potreste unire la passione per la fotografia alla voglia di scoprire un territorio autentico e ricco di storie da raccontare. Il viaggio che vi propongo è quello nei meandri di un’Italia nascosta, in una settimana in cui il poco turismo è completamente assente e il territorio nudo dinanzi alla vita di tutti i giorni che si veste di antichi riti pagani, purificatori, mascherati da celebrazioni di natura cattolica.

Ma se è destino morire scannati voglio pure farvi beati e che non si butti via niente di una vita in sacrificio per voi.
I    “riti del maiale”   , in una terra segnata in passato dai lunghi e rigidi inverni, sono quanto di più suggestivo e potente si possa osservare al giorno d’oggi come derivazione di una storia di sussistenza che da sempre ha contraddistinto le zone montuose dell’appennino italiano.  ©Giuseppe Nucci

I “riti del maiale”, in una terra segnata in passato dai lunghi e rigidi inverni, sono quanto di più suggestivo e potente si possa osservare al giorno d’oggi come derivazione di una storia di sussistenza che da sempre ha contraddistinto le zone montuose dell’appennino italiano. ©Giuseppe Nucci

Cos’è che troverete in Altomolise? Strade di montagna poco frequentate, animali selvatici, paesaggi a tratti mozzafiato e aria pulita in primis. A questo potrete aggiungere paesi in cui lo spopolamento ha ridotto all’osso il numero di abitanti ma non ha intaccato la forza dello spirito e il legame con la tradizione. Cambiando strada ogni giorno potremmo spingerci in una storia fuori dal tempo e potremmo incontrare personaggi il cui stile di vita appartiene ad un mondo rarefatto.

Cosa cambierà rispetto alle edizioni precedenti? Le ore dedicate alla revisione e all’analisi delle situazioni. Avendo una settimana piena a disposizione saranno molto più intense e lente le ore di teoria. Lo scopo è quello di far sedimentare nei partecipanti il racconto fotografico per come lo intende il sottoscritto, mix di cuore e passione unito alla ricerca etnografica. Non ho formule magiche ne ricette da farvi seguire alla lettera, per me la fotografia nella sua forma più pura è fatta di uno scambio silenzioso che si cristallizza nel silenzio e nella riflessioni intorno a percezioni e idee. Aggiungerò per questo la lettura di testi antropologici e la visione di documentari che trovo possano aiutare il partecipante nel suo percorso di crescita. La sera ci dedicheremo alla cultura e alla lettura, dinanzi al fuoco di un camino.

Capracotta   , in provincia di Isernia, è il secondo comune più alto dell’appennino con la sua altitudine di 1421 m slm. Gennaio è da sempre un mese in cui la vita si muove sottotraccia regalando atmosfera e suggestione. Se siete curiosi, cliccate    qui   .  ©Giuseppe Nucci

Capracotta, in provincia di Isernia, è il secondo comune più alto dell’appennino con la sua altitudine di 1421 m slm. Gennaio è da sempre un mese in cui la vita si muove sottotraccia regalando atmosfera e suggestione. Se siete curiosi, cliccate qui. ©Giuseppe Nucci

Quali esperienze vivremo? Potremmo finire sulla sommità di campanili alti un centinaio di metri a suonare le campane, a mano, con il sagrestano della locale chiesa di sant’Antonio. Potremmo essere invitati a cena da qualcuno senza alcun preavviso e trovare a tavola la gentilezza che i molisani regalano. Potremmo finire impigliati nelle reti dei bar di paese più caratteristici tra canti, balli e giochi con le carte. Non vi basta? Se siamo fortunati una bella nevicata ci regalerà albe cariche di pathos e tramonti spettacolari, immersi nella tenue e delicata luce di Gennaio. Potremmo incontrare personaggi biblici e riscaldarci l’anima e il cuore nelle stalle in cui silenziosamente e incessantemente il lavoro prosegue nonostante il freddo o la stanchezza, quando da lontano tutto ci sembrava immobile. Potremmo cantare e ballare tutta la notte, riscaldati dal fuoco e dalla voglia di festeggiare insieme il santo protettore degli animali. Potremmo trovarci ad inseguire un maiale nelle strade di un paese, proprio come avveniva in tutto l’appenino fino a qualche decennio fa. Potremmo aprire porte e trovarci davanti storie di guerra ed emigrazione, manufatti creati per durare nel tempo e persone molto scettiche nel trovare qualcuno che si interessi ancora a questi angoli d’Italia minore, che non salgono mai alla ribalta nella cronaca nazionale.

Cosa vi serve per partecipare? Abbigliamento invernale (tecnico e poco votato alla moda, dalla testa ai piedi), una macchina fotografica preferibilmente con un grandangolo e un medio tele, un computer portatile, un hard disk, un taccuino e uno zaino da viaggio che riduca al minimo tutte le futilità che la vita moderna ci propina. Un pigiama bello pesante, delle ciabatte comode e una tuta da indossare in casa durante le ore a cavallo fra editing e lezioni teoriche.

Dove alloggeremo? In una casa di campagna, dove condivideremo le ore di lavoro e lo spazio con gli altri partecipanti sarà rilassante e distensivo. Per me la fotografia è condivisione e nei workshop prediligo l’atmosfera familiare. Non trovo adatto questo tipo di esperienza a chi cerca il relax unito al comfort di stanze d’albergo.

Posti disponibili? I posti disponibili sono 4, per consentire ai partecipanti di essere seguiti passo passo e per poter come sempre viaggiare in una sola auto, quella del sottoscritto. La quota di partecipazione è di 750 euro (730 per gli iscritti alla newsletter) e include pernottamento e prima colazione, viaggio A/R da e per Roma (inclusi quelli giornalieri in auto) e cena di benvenuto.

Il  “porco di sant’Antonio” , una tradizione che tutt’ora resiste in uno solo dei paesi dell’Altomolise.  Questa fotografia è stata scattata durante la prima edizione del workshop , alla presenza dei partecipanti. La seconda versione, differente per punto di ripresa e a colori, presente nel lavoro “Along the sheperds’ highways” è stata pubblicata da Stern magazine in Germania e da La vie in Francia nei mesi scorsi. Cosa significa? Nulla, solamente che non sempre occorre andare lontano per fare fotografia e ottenere dei risultati. ©Giuseppe Nucci

Il “porco di sant’Antonio”, una tradizione che tutt’ora resiste in uno solo dei paesi dell’Altomolise. Questa fotografia è stata scattata durante la prima edizione del workshop, alla presenza dei partecipanti. La seconda versione, differente per punto di ripresa e a colori, presente nel lavoro “Along the sheperds’ highways” è stata pubblicata da Stern magazine in Germania e da La vie in Francia nei mesi scorsi. Cosa significa? Nulla, solamente che non sempre occorre andare lontano per fare fotografia e ottenere dei risultati. ©Giuseppe Nucci

INFO SUL DOCENTE: Classe 1982, nasce in una piccola località al confine tra l’Abruzzo e il Molise. Attento osservatore della realtà che lo circonda, perfezionista dal temperamento riservato e sensibile, amante delle piccole cose, trova nella fotografia il suo mezzo di espressione. Negli ultimi anni, dopo aver affinato la tecnica e il proprio senso estetico, si è dedicato alla fotografia come strumento di narrazione scegliendo un approccio documentaristico ottenendo pubblicazioni per Stern, Days Japan, National Geographic (USA), New York Times - Lens blog, Wired, XL Semanal e La vie.

Per ulteriori informazioni vi invito a scrivermi via mail all’indirizzo info@giuseppenucci.com